(Minotaure) di Andrey Zvyagintsev, Francia/Germania/Lettonia 2026 - 140'
GRAN PREMIO DELLA GIURIA - CANNES 2026
Nuvole in viaggio. C’è uno squarcio aperto sul futuro, oppure una fuga definitiva nell’immagine che chiude Minotaur, il sesto film del cineasta realizzato a nove anni di distanza da Loveless. Attraverso un’altra storia di famiglia che ha sempre attraversato il suo cinema (due genitori e un figlio anche in Leviathan), Zvyagintsev fornisce un ritratto della società russa ancora più spietato. La scelta dell’ambientazione, infatti, non è casuale. Minotaur si svolge infatti nel 2022, anno dell’inizio del conflitto tra Russia e Ucraina. Sembra essere sullo sfondo ma in realtà è una traccia presente dall’inizio alla fine. Come Renoir in La regola del gioco, anche Minotaur è un film di guerra anche se non si vede mai. I riferimenti all’Ucraina c’erano anche in Loveless, ma qui l’ostilità del regista nei confronti del conflitto è aperta. Minotaur si svolge in una città di provincia dove vive una famiglia benestante composta da Gleb, la sua affascinante moglie Galina e il figlio adolescente. Lui è un uomo d’affari di successo e gestisce l’attività in proprio. Ma a un certo punto la situazione precipita. Dal momento in cui scoppia la guerra, la sua vita e quella dei suoi amici viene sconvolta; c’è chi emigra in Occidente e chi si arruola nell’esercito. Tra loro ci sono anche dipendenti di Gleb e la loro partenza rischia di mettere seriamente in pericolo la sua azienda. In più l’infedeltà della moglie lo devasta e non riesce a trattenere i suoi impulsi violenti.